Antiche Pietre viterbo - LaTuscia.com

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LE ANTICHE PIETRE
La sua reputazione si fa aristocratica con le antiche pietre, spesso immerse nella fitta vegetazione, come è il caso delle necropoli rupestri di Blera, Barbarano Romano, Norchia e Castel D'Asso, datate tra il VI e il II sec. a.C., periodo al quale si fa risalire la presenza della civiltà etrusca, o come accade nel «Sacro Bosco» di Bomarzo i cui «Mostri», scolpiti nel masso, evocano le visioni allucinate e magiche di un Signore del Cinquecento. Di tutt'altra ispirazione si animano, invece, le dolci simmetrie della Villa Lante di Bagnaia, alle porte di Viterbo, o della Villa di Caprarola, a ridosso di boschi secolari, con il palazzo-capolavoro dei Farnese. Il tocco di classe è assicurato dalle chiese romaniche, covo di una religiosità oggi irriconoscibile, che appaiono ovunque, anche nei centri più piccoli, e che diventano «testo» a Tuscania con San Pietro e Santa Maria Maggiore. A Viterbo le pietre si tingono di grigio «peperino» laddove la città si stringe nell'abbraccio delle mura castellane: i quartieri medioevali di San Pellegrino e Pianoscarano dimostrano tutti gli anni che hanno e sono molti dal Mille ad oggi. A Tarquinia, la roccia biancastra (macco), appena protetta da una cute di zolla ferace, si fa tenera per accogliere le tombe dipinte, famose in tutto il mondo, ultimo passaggio per l'oltretomba etrusco ravvivato da giochi, danze e banchetti. Di antiche pietre si proteggono anche gli arcigni castelli, molti in stato di rudere, posti a presidio di valli, ponti, acrocori e quadrivi: fra i tanti si fanno notare quelli di Vulci, Vasanello, Civitacastellana, Bolsena, Nepi e Soriano nel Cimino.

 

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