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ARCHITETTURA SPONTANEA
Ricchezza di acque e di boschi, terreni fertili sia in
pianura che in collina, clima relativamente mite anche d'inverno (nelle zone
costiere si parla di 300 giorni di sole all'anno), hanno favorito nella
Tuscia l'insediamento umano fin dalla preistoria. Sorprende la
«visibilità» di questo divenire attraverso i secoli: lo si osserva nei
centri arroccati sugli speroni tufacei (Calcata, Vitorchiano, Grotte di
Castro, Bomarzo, Blera, Civita di Bagnoregio), le cui case poggiano, senza
soluzione di continuità, direttamente sulla roccia, il tufo, le grotte
o le precedenti strutture. E lo si scorge ad occhio nudo nelle campagne,
con casali, castelli, granai, torri… che propongono un raro esempio di
architettura spontanea non sempre riscontrabile altrove. Ecco, allora,
che il basalto delle consolari romane va a lastricare i sentieri tufacei
degli Etruschi, e che ponti ed acquedotti di varie epoche si innestano sul
«passato» come è visibile a Vulci (ponte dell' Abbadia) e Viterbo
(ponte del Duomo in pieno centro storico), ma soprattutto a Civita
Castellana che si è consolidata sui resti dell'etrusca Falerii Veteres.
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