Fa parte dell' Alta Tuscia, ai confini con Toscana e
Umbria. Prima del 1964, quando la via consolare Cassia rappresentava il
collegamento preferenziale tra Firenze e Roma, Acquapendente era al centro
di un consistente movimento che sosteneva l'economia di ristoranti (alcuni
dei quali diventati famosi), alberghi e locande. Nei secoli passati la
cittadina costituiva anche una statio privilegiata nel cammino dei
pellegrini che, attraverso la Via Francigena, si dirigevano a Roma e alle
coste della Puglia verso la Terra Santa.
Il primo documento storico ci porta al 964, quando Oddone
I vi costruì un castello che poi passò agli Svevi. Il monumento più
rappresentativo è la cattedrale del Santo Sepolcro, sorta intorno
all'anno Mille sul sacello che Matilde di Westfalia fece erigere con le
stesse dimensioni del Sepolcro di Cristo. Consacrata nel 1149 e più volte
ristrutturata, acquistò nel 1649 il, titolo di cattedrale. Dopo i danni
dell'ultima guerra è stata in gran parte riedificata su progetto di
Vincenzo Fasolo. Nell'interno, pregevole l'ancona nel transetto destro,
opera in terracotta smaltata di Jacopo Beneventano (1522) raffigurante il
Pa dreterno adorato dagli angeli; il coro ligneo (1685-1688) nell'abside
è riferito all'artista Matteo Tedesco. Nella cappella di Sant' Ermete si
venera il santo patrono, raffigurato in una statua di cera. Sotto il
presbiterio, tra le due scale di accesso, è collocato un pregevole fonte
battesimale del Trecento. La cripta risale alla seconda metà del X secolo:
9 navate con 22 colonne sormontate da ricchi capitelli. Venne eretta sulla
primitiva edicola del Santo Sepolcro che si trova al centro, coperta da una
piramide a base rettangolare. Secondo la tradizione custodisce una reliquia
litica bagnata del sangue di Cristo.
La torre Julia di Jacopo, nelle adiacenze della
chiesa, è quanto resta della rocca di Arrigo IV (oggi destinata a centro
culturale e di accoglienza). La torre dell'Orologio (detta anche di
Barbarossa), nella parte più alta del paese, faceva parte del castello
imperiale, a lungo tenuto dagli Svevi. Notevole il palazzo Comunale
(grande portico neoclassico ); il monumento al centro della piazza ricorda
Fabrizio d' Acquapendente (1533?-1619), nativo del posto e famoso per gli
studi di anatomia.
Acquapendente è punto di riferimento per escursioni
nella riserva naturale di monte Rufeno, che si estende nei dintorni:
un'oasi di rilevante interesse ecologico attrezzata per escursioni e
trekking. La riserva occupa circa 3000 ettari di terreni prevalentemente
boschivi e in posizione collinare. Da quota 200 metri (fiume Paglia) si sale
ai 700 metri del monte Rufeno.
Alcuni casolari offrono posti letto e ristoro con
prodotti tipici: uno in particolare (il casale Giardino) ospita il museo
del Fiore, con sezioni tematiche (introduzione al mondo del fiore, i
fiori nella riserva di monte Rufeno, la morfologia del fiore, insetti e
fiori, le curiosità nei fiori, i fiori e l'uomo) che utilizzano
illustrazioni, fotografie e pannelli, plastici e strumenti informatici. L’ampio
giardino è disponibile anche per colazioni al sacco.
I Pugnaloni
Secondo la tradizione, l'origine della festa risale al 1166,
quando Acquapendente era governata da un tiranno del Barbarossa .«È più
facile che quel ciliegio ormai secco da anni fiorisca - avrebbero amaramente
commentato due contadini - che il nostro paese possa liberarsi dall'invasore».
L'improvvisa e miracolosa fioritura dell'albero venne accolta come un segno
della Madonna che diede agli acquesiani la forza e l'entusiasmo per la rivolta.
In ricordo di quell'evento, un tempo si infiocchettavano i pungoli (bastoni di
legno usati per guidare i buoi e combattere contro il nemico), che oggi sono
diventati “Pugnaloni”, enormi mosaici in gran parte composti di fiori con
immagini sulla libertà. Nel tardo pomeriggio della domenica successiva al 15
maggio vengono portati in processione dalla Cattedrale del Santo Sepolcro fino
al palazzo Comunale.-
I Pugnaloni (una ventina) vengono realizzati la notte precedente da gruppi di
giovani divisi in quartieri; dopo la processione si procede al non facile
compito dell’assegnazione dei premi alle migliori composizioni. Da qualche
anno si è affermata anche la tradizione dei “ mini-pugnaloni” eseguiti con
altrettanta bravura dai ragazzi del posto.