È l'antica Falerii Veteres degli Etruschi. Poderosa
la rocca dei Borgia i cui lavori, su progetto iniziale di Antonio da
Sangallo il Vecchio, presero l'avvio nel 1492 al tempo del cardinale Rodrigo
Borgia, il futuro papa Alessandro VI. La costruzione venne completata sotto
il pontificato di Giulio II con l'aggiunta della grandiosa torre ottagonale.
Successivamente Leone X approntò ulteriori lavori di abbellimento e Pio IV
provvide a commissionare agli Zuccari gli affreschi III gli
appartamenti nel piano nobile.
Alcuni ambienti accolgono il museo nazionale
archeologico dell'Agro Falisco. Nella prima sala sono esposti i reperti
più antichi, dal X al VI secolo a.C. Quelli della seconda sala arrivano a
datazioni più recenti (III sec. a.C.): da vedere uno splendido deinos (ceramica
attica a figure nere) decorato da Antimes e un elegante oinochoe a
figure rosse, con un'immagine femminile nell'atto di guardarsi allo specchio.
Numerosi i bronzi (VI-III sec. a.C.) nella terza sala (ruote, specchi,
candelabri, ecc.), ma anche le ceramiche attiche, fra cui un cratere con
l'apoteosi di Eracle, del "Pittore di Londra". La quarta sala è
dedicata alla ricostruzione di una tomba e nella quinta prosegue l'esposizione
delle ceramiche a figure rosse di scuola falisca, oltre a numerose terrecotte
architettoniche fra cui un frammento di ceramica attica. Nella sesta sala si
ammirano i reperti rinvenuti a Falerii Novi e nella vicina Corchiano.
Dall'altra parte dello splendido loggiato si aprono altre tre sale con
materiali di templi e corredi funerari di cultura falisca ed etrusca.
Nell'ottava sala si trova un pregevole cratere attico a figure nere del VI
secolo a.C. e oggetti ornamentali in oro. Infine, nella nona sala sono
custodite ceramiche locali ed attiche a figure rosse e nere.
Notevole la costruzione del duomo, eretto nel XII
secolo (probabilmente su un preesistente edificio), successivamente modificato
nel Settecento. Un bellissimo portico su colonne architravate con grande
arco mediano adorna mirabilmente il prospetto del tempio, le cui decorazioni a
mosaico del 1210 costituiscono una delle più grandiose opere dei marmorari
romani Jacopo di Lorenzo e del figlio Cosma. Il portico centrale, abbellito da
una cornice marmorea entro cui si svolge un'ornamentazione policroma a
mosaico, è sormontato da una lunetta con mezza rosa; quello di destra
accoglie, nella lunetta, una pregevole opera musiva con l'immagine di Cristo
benedicente. Nel portico - fra cippi, lastre, lapidi, capitelli di varie
epoche - si ammira una preziosa ara romana in marmo greco con rilievi
ornamentali.
L’interno della chiesa, ristrutturato in forme barocche,
è a croce latina con pavimento cosmatesco e presbiterio sopraelevato; il
battistero accoglie un fonte battesimale del Quattrocento; l'altare della
navata mediana è costituito da un sarcofago romano in marmo con la
raffigurazione, nella decorazione centrale, del Primato di Pietro; l'ambone
è ricostruito con frammenti del primitivo tempio e resti cosmateschi.
Sull'ultimo altare di sinistra è collocata la Madonna del SS. Rosario, tavola
di scuola romana del XV secolo; su quello di destra si ammira la Madonna
della Luce, affresco trecentesco ricollocato in un riquadro dorato. A
sinistra dell'altare maggiore si apre una cappella che conserva due preziosi
plutei cosmateschi che recingevano il presbiterio, frammenti longobardi e
resti di affreschi. Notevole la cripta romanica con volte a crociera
sorrette da colonne decorate da capitelli di varie epoche; alle pareti due
cibori rinascimentali. Nell'adiacente episcopio si conserva una bella
tavola di scuola romana con il Redentore benedicente del XIIXIII
secolo.
Nella casa parrocchiale della chiesa di San Francesco,
con interno settecentesco, sono custoditi un San Bernardino (tavola
degli inizi del Quattrocento di Sano di Pietro) e un dipinto del 1480
attribuito ad Antoniazzo Romano raffigurante l'Adorazione del Bambino. La
chiesa di Santa Maria del Carmine, rimaneggiata nel Cinquecento con
campanile in cotto e bifore del XII-XIII secolo, presenta l'interno a tre
navate divise da colonne scanalate romane con capitelli di foggia diversa.
Il palazzo Comunale, edificato al tempo di Leone X,
occupa un lato corto della piazza centrale su cui si affacciano basse arcate,
portoni, vicoli e negozi.
Nel settecentesco palazzo Petroni-Andosilla è
allestito un piccolo museo della ceramica che espone una prima raccolta di
manufatti dall'alto Medioevo alla prima metà del Novecento.
Civita Castellana ha dato i natali ai musicisti Domenico
e Virgilio Mazzocchi, vissuti nella prima metà del Seicento. L’economia
del paese è basata in gran parte sull'industria della ceramica e delle
stoviglierie. A circa 6 chilometri da Civita Castellana (lungo la strada
per Fabrica di Roma) si intravedono, tra la vegetazione, i resti della città
romana di Falerii Novi. Le imponenti mura - con varie porte, fra cui
quella di Giove - di circa due chilometri costituiscono un mirabile esempio di
cinta fortificata. Notevole la chiesa romanica di Santa Maria di Falleri
recentemente restaurata. Accanto alla chiesa si trovano i resti di un'antica
abbazia cistercense.