L’abitato si estende nel versante occidentale della
Tuscia Viterbese, a ridosso della Selva del Lamone. Il palazzo Comunale,
eretto alla fine del Settecento, accoglie un piccolo museo con reperti
dell'età del Bronzo, rinvenuti in località Sorgenti della Nova, e una
raccolta di ceramiche di varie epoche. Il palazzo Farnese, di impianto rinascimentale, presenta un bel portale pignolesco; il grande viadotto
che si trova davanti al palazzo venne realizzato dal duca Mario Farnese per
collegare il palazzo al giardino detto "La Selva". La rocca risale
al XII secolo, ma nel corso degli anni è stata più volte ristrutturata e
ammodernata.
La parrocchiale di San Salvatore custodisce alcune
tele seicentesche: Messa solenne di Paolo III di Antonio Maria Panico e
San Michele Arcangelo di Orazio Gentileschi. Nella chiesa di San
Rocco si ammira una pregevole tela del Lanfranco (XVII secolo) con Sant'Antonio
che adora il Bambino Gesù.
La Selva del Lamone
Situata poco a nord del paese, questa cerreta di circa
2000 ettari, dichiarata riserva naturale, si estende su un tavolato di lave del vulcano Vulsinio.
A tratti impenetrabile, la Selva del Lamone è il
naturale habitat di numerose specie di animali; la vegetazione è
rigogliosa, con molte specie di fiori e una nutrita varietà di funghi.
Nel XIX secolo è stata il rifugio del brigante Domenico Tiburzi,
chiamato il "Re del Lamone". Uno dei tanti percorsi, opportunamente
segnalato, conduce a una radura con i resti del villaggio protostorico
"la Roccoia". Ruderi di altri insediamento dell'età del Bronzo sono
visibili a Rofalco. Stupendo il panorama che si gode in prossimità della vallate
dell'Olpeta. .
È sconsigliabile avventurarsi nella Selva da soli: meglio
ricorrere all'assistenza di guide ecologiche facendo riferimento agli Uffici
della Riserva del Comune.