Sorge nel versante meridionale della Tuscia Viterbese, ai
confini con la provincia di Roma. La sua storia risale alla metà del
Cinquecento, quando la zona venne acquisita da Giorgio di Santacroce, che pose
mano a un progetto di bonifica agroforestale d'avanguardia con la costruzione
del primo nucleo abitativo.
Cardine di questo illuminato disegno, teso alla
realizzazione di una "città felice" per la villeggiatura estiva,
era il palazzo Baronale, oggi completamente ristrutturato per ospitare
una Scuola del Ministero dei Beni Culturali. Palazzo e villa (che
successivamente passarono dai Santacroce agli Orsini e agli Altieri)
richiamano le linee tardo-cinquecentesche di edifici similari, come villa
Medici a Roma, villa Mondragone a Frascati e palazzo Orsini a Bomarzo.
La firma del progetto originario viene contesa tra Muzio
Paparelli e gli allievi del Vignola. Ulteriori interventi e ampliamenti
vennero dettati da esigenze difensive e celebrative, come l'allungamento di
un'ala per accogliere la galleria-pinacoteca dove oggi ammiriamo tutti i
ritratti dei pontefici, da San Pietro ai giorni nostri.
Gli affreschi del primitivo edificio, certamente i più
pregevoli, appartengono a l'ultimo Manierismo di scuola romana prima della
rivoluzione caravaggesca. La visione più gradevole ce la riserva l'atrio con
la volta riproducente Fetonte che guida cavalli del Sole. Pregevoli i
ritratti del salone degli stemmi con due blasoni degli Altieri e un
singolare soppalco per i musici.
Nel salotto delle Belle restano nove degli undici
ritratti delle sorelle Mancini dipinti dal Voet; tra gli affreschi delle
pareti c'è una rara immagine del palazzo prima dei rimaneggiamenti operati
dagli Orsini e dagli Altieri. I dipinti tardo-settecenteschi della sala da
Pranzo raffigurano i feudi circostanti (Canale Monterano, Montevirginio,
Vejano), lo stesso palazzo e la via Altieri di Oriolo Romano illuminata a
festa.
La Cappella, che custodisce le spoglie di San
Massimo martire, si fa apprezzare per un tondo con la Madonna e il Bambino.
Una curiosità è la galleria dei Papi, voluta da Clemente X Altieri: il
ritratto di ogni pontefice (secondo l'iconografia esistente) è accompagnato
dallo stemma e dalla frase profetica di Malachia. È l'unica raccolta del
genere in Italia.
Nel centro storico si ammira la parrocchiale di San
Giorgio, coeva alla struttura originaria del palazzo, con una tela
raffaellesca raffigurante San Giorgio che uccide il drago. Meritano,
inoltre, una visita la seicentesca chiesa di Sant'Anna e il convento
di Sant'Agostino, fatto costruire nel 1675 da Clemente X. Nei dintorni del
paese si aprono una secolare faggeta (rara in questa zona data la
scarsa altitudine del luogo) e il parco della Mola, dove si trova una
polla sulfurea i cui fanghi vengono utilizzati per maschere facciali.