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Tarquinia

È la città etrusca per eccellenza le cui tombe, famose in tutto il mondo, accolgono alle pareti le pitture più arcaiche della civiltà italica. L’attuale abitato si estende, in vista del Mar Tirreno, sul colle antistante a quello dove sorgeva l'antica Civita, a pochi chilometri in linea d'aria verso l'entroterra. Qui sono ancora visibili i resti dell'antico centro che veniva considerato una delle lucumonie più potenti della confederazione etrusca, insieme a Vejo, Vulci, Caere e Tuscania. Ne sono testimonianza i resti del basamento di un grandioso edificio sacro (l'Ara della Regina) nei cui pressi vennero rinvenuti, negli anni Trenta del secolo scorso, i famosi "cavalli alati" (che decoravano il frontone del tempio) divenuti il simbolo turistico della città: i due pegasi trainavano un carro con divinità, andato purtroppo disperso.

Tra Civita e la Tarquinia di oggi si dispone nel sottosuolo, a pochi metri di profondità, una nutrita serie di tombe (circa seimila), scavate nel masso calcareo (macco), una sessantina delle quali accoglie significative pitture parietali: alcune di esse sono attrezzate per la visita, con illuminazione e scale per la discesa. Il programma di conservazione impone tuttavia un severo controllo di fruizione turistica, per cui le tombe visitabili sono in numero sempre più esiguo. Fra quelle più dotate di immagini pittoriche si evidenziano le seguenti: Auguri (530 a.C.), Barone (fine VI sec. a.C.), Caccia e Pesca (520-510 a.C.), Cardarelli (fine VI sec. a.C), Giocolieri (VI sec. a.C.), Leonesse (fine VI sec. a.C.), Leopardi (470 a.C.), Orco (IV sec. a.C.), Tori (530 a.C.), Tifone (150 a.C.), Fiore di loto (prima metà dal VI sec. a.C.), Padiglioni di caccia (VI-V sec. a.C.), Scataglini (IV-I sec. a.C.). In ogni caso le pitture riproducono scene di caccia, banchetti, giochi, animali, elementi floreali, corse di cavalli, demoni ecc.

La Tarquinia attuale (si chiamava Corneto fino al 1922), che si andò popolando dopo l'abbandono dell'antica Civita, ospita nel palazzo Vitelleschi uno dei musei archeologici più importanti della regione. L’edificio, eretto nella prima metà del Quattrocento dal cardinale Giovanni Vitelleschi (il "Cardinale di ferro"), presenta nella parte più antica della facciata principale due magnifici finestroni a sesto acuto; altri elementi, come il timpano triangolare del portone di accesso, fanno pensare a interventi successivi.

Nell'interno, un elegante portico archiacuto a doppio ordine collega i vari ambienti. Al pian terreno è sistemata una serie di sarcofagi, preziosa testimonianza della scultura funeraria del IV-I sec. a.C., riferita alle famiglie Partunu, Camna e Pulena. Alla prima appartengono i monumenti di Laris (capostipite della gens), del figlio Velthur e del nipote, tradizionalmente indicati con i nomi di Sacerdote, Magnate e Obeso. Ai Camna si riferiscono il sarcofago in nenfro di Ramtha Apatrui (madre di Larth III) e quelli di Larth III e Larth II. Notevole, riguardo ai Pulena, il sarcofago del Magistrato (Laris) che tiene tra le mani un rotolo dischiuso con una descrizione etrusca. Prezioso, inoltre, un sarcofago con scene dell'Amazzonomachia.

Al primo piano è custodito l'elegantissimo altorilievo fittile dei Cavalli alati (prima metà del IV sec. a.C.). Le vetrine dei vani adiacenti accolgono, tra l'altro, nella prima sala: urne biconiche e a capanna, candelabri in terracotta, pettorale in frammenti di lamina d'oro, vasetti plastici, askoi a forma di toro e di colomba di tipo villanoviano. Nella seconda sala: corredo della tomba del vaso di Bocchoris (VIII-VII sec. a.C.), tra cui un'olla con manico plastico sul coperchio e inoltre oinochoe, kantaros e una collanina con amuleti egizi. Nella terza sala: scarabei, collane, alabastri, uova di struzzo con decorazioni di tipo orientalizzante. Nella quarta sala: vasi protocorinzi, corinzi, etrusco-corinzi (uno, elegantissimo, proveniente da Rodi), vasi pontici, calcidesi ed etruschi di imitazione greca, ceramica di tipo laconica, urna cineraria, buccheri ecc. Nella quinta sala: vasi greci a figure nere del VI sec. a.C. Nella sesta sala: vasi greci di stile severo (500-450 a.C.). Nella settima sala: preziosissimi vasi greci a figure rosse (V sec. a.C.), tra cui la famosissima coppa dipinta dal pittore Oltos e plasmata dal vasaio Euxitheos con raffigurazioni delle massime divinità greche e di un corteo dionisiaco; un elegante calice plastico di raffinata arte ionico-attica a testa di giovinetta dall'aristocratico sorriso firmato da Charinos; una bellissima coppa con Elena e Priamo e un grande cratere a campana firmato da Pamphaios con scene di palestra. Infine, nella nona sala: specchi, candelabri, testine di bronzo ellenistiche, oreficerie, monete ecc. (III sec. a.C.).

Al secondo piano, ricostruite con gli affreschi recuperati dalla necropoli, vi sono le seguenti tombe (documentate da pannelli e trasparenti): Bighe (V-IV sec. a.C.), Letto funebre (V sec. a.C.), Nave (V sec. a.C.), Olimpiadi (VI sec. a.C.), Scrofa nera (IV sec. a.C.) e Triclinio (V sec. a.C.).

Una curiosità è Etruscopolis: in una vecchia cava di macco, poco fuori dall'abitato, sono state ricostruite, a grandezza naturale e con dovizia di particolari, alcune tombe ed altri ambienti che rievocano la vita degli etruschi.

La Tarquinia medievale, segnalata da numerose torri (tra cui quella di Dante) e dal castello che ospitò, secondo la tradizione, Matilde di Canossa, si presenta con la chiesa di Santa Maria in Castello, 1a più antica della città, risalente al 1121 come risulta da una iscrizione dell'interno.

Nella semplice facciata rettangolare, sormontata da un campaniletto a vela, si aprono tre portali: quello centrale e la grande bifora che lo sovrasta sono ornati da pregevoli decorazioni cosmatesche. Il maestoso interno, a tre navate divise da poderosi pilastri con fregi e capitelli di stile arcaico, è distinto da volte a crociera e abside maggiore poligonale.

La campata centrale della navata mediana è sovrastata da un tiburio e illuminata da un bellissimo rosone con elegante cornice. Il tempio è ricco di preziose opere dei marmorari romani; nella navata destra è collocato un pregevole fonte battesimale ottagonale; in quella centrale si ammira un bellissimo pergamo del 1209; il presbiterio accoglie, al centro di due plutei, un altare e un ciborio risalenti al 1166. Nella piazzetta antistante s'innalza una slanciata torre medioevale. Il duomo, eretto in forme romanico-gotiche e ricostruito dopo l'incendio del 1643, conserva nel presbiterio (appartenente alla primitiva costruzione) una serie di pregevoli affreschi risalenti al 1508-1509 che costituiscono una delle maggiori opere del pittore viterbese Antonio del Massaro detto il Pastura: in una delle quattro vele della volta Incoronazione della Vergine, nelle altre Profeti e Sibille fra teste di cherubini. Nella lunetta sinistra Nascita di Maria; in basso Cristo in pietà, l'Incontro di Gioacchino ed Anna e Madonna col Bambino. Nella lunetta destra Sposalizio di Maria; in basso, l'affresco mancante doveva presumibilmente rappresentare l'Assunzione, a completamento del ciclo delle raffigurazioni mariane.

La chiesetta di San Martino, risalente al XII secolo, presenta una semplice facciata, di puro stile romanico, decorata da lesene sormontate da una fascia di archetti, su cui si apre il portale a conci alternati bianchi e neri: l'interno conserva i resti di un affresco duecentesco di scuola senese. La chiesa dell'Annunziata, più volte restaurata, risale al XII-XIII secolo; la facciata propone il portale di stile normanno e il rosone inserito in un riquadro finemente decorato. La chiesa di San Pancrazio (romanico-gotica del XIII secolo) presenta il campanile inserito nel prospetto della facciata che si apre con un bel portale sormontato da elegante rosone (è destinata ad auditorium).

La chiesa di San Giovanni Battista risale al XII secolo. La semplice facciata ha tre portali: quello centrale, con arco gotico, è sormontato da un elegante rosone. L’architrave del portale sinistro è costituito da una fronte di sarcofago baccellato del III-IV secolo raffigurante una donna orante tra due pastori benedicenti. Nell'interno, molto rimaneggiato, si conserva un tabernacolo del XV secolo.

La chiesa di San Francesco venne eretta in forme romanico-gotiche agli inizi del Trecento; il campanile, con cupola di stile bramantesco, risale al Seicento. Slanciato l'interno, a croce latina, con tre navate; l'abside destra è arricchita da pregevoli stucchi barocchi; il paliotto dell'altare maggiore è un pregevole mosaico precosmatesco, quello dell'altare di sinistra è costituito da una lastra marmorea con decorazioni del XII secolo.

Poco distante dal paese si fa notare la chiesa di Santa Maria in Valverde, innalzata in forme romaniche e successivamente ricostruita; l'interno custodisce una pregevole tavola bizantina raffigurante la Madonna col Bambino.

Il quadro monumentale si completa con il grandioso edificio romanico del palazzo dei Priori, la cui facciata, rifatta in epoca barocca, è ingentilita da un'imponente scala esterna. Nell'interno si apprezza un ciclo di affreschi (recentemente restaurato), risalente al 1429, con leggende e fatti della storia cittadina. La sala consiliare è arricchita da dipinti contemporanei di Sebastian Matta (cittadino onorario di Tarquinia). L’archivio comunale vanta, tra l'altro, una pergamena detta "La Margarita", riproducente preziosi manoscritti notarili. Nella piazza antistante si innalza un'elegante fontana settecentesca, di fronte alla chiesa del Suffragio consacrata nel 1761.

Tarquinia ha dato i natali a Vincenzo Cardarelli (1887-1959) uno dei poeti-scrittori più rappresentativi del Novecento.

Il Lido di Tarquinia (5 km) è un'affermata località balneare, compresa tra le Saline (con i ruderi del porto Clementino) e la foce del Marta, che dispone di centinaia di appartamenti residenziali, alcuni alberghi e parchi di campeggio, ristoranti e locali di ritrovo, impianti sportivi e ricreativi. Poco più a nord del Lido, oltre il fiume Marta, si distende il centro residenziale di Marina Velca con alberghi, villette e un campo da golf con Club House.

 

Dove rise l’etrusco

«Qui rise l'etrusco, un giorno, coricato, cogli occhi a fior di terra, guardando la marina... ». La descrizione, mirabile per sintesi ed acutezza, è di Vincenzo Cardarelli (Tarquinia 1887 - Roma 1959), inserito nell'olimpo dei poeti-scrittori del Novecento Italiano. Direttore de La Fiera Letteraria (1949), ebbe come ideale modello Giacomo Leopardi, rimanendo coerente all' idea di un ritorno al classicismo.

La Fiera Letteraria

Il sole a picco gli procurò il premio Bagutta 1929; successivamente vinse il Premio Strega con Villa Tarantola. Le sue poesie, percorse da una vena di amara malinconia, sono inserite in ogni antologia letteraria: Passaggio notturno, Nostalgia, Adolescente, Alle mura del mio paese e numerose altre.

 

 

Le saline

Quello che resta di un ardito progetto degli inizi dell'Ottocento è una serie di vasche poco profonde e molto estese (collegate al mare tramite condotte di adduzione) che si ammirano nelle immediate adiacenze del Lido nel versante meridionale.

L'idea, di un certo Giuseppe Lipari che ottenne la concessione del terreno da parte di Pio VII, non ebbe molta fortuna; il sale prodotto (troppo scuro e salso) non era adatto al mercato. Vi lavorarono anche i forzati della vicina colonia penale a Porto Clementino. Oggi le grandi vasche, residui di archeologia industriale, rivestono un rinnovato interesse paesaggistico ed ecologico.

Il Cristo che molleggia

La domenica di Pasqua, intorno alle ore 18, si svolge a Tarquinia la festa popolare più attesa e spettacolare: la "Processione del Cristo Risorto". Tra la folla, che invade le vie del centro storico, si fa largo la statua del Redentore (del peso di sei quintali) portata a spalle da sedici "fratelli" in tunica turchese, preceduti dalla banda musicale, da un gruppo di "sparatori" armati di doppietta maremmana, che scaricano verso il cielo le loro innocue cartucce, e da nove possenti croci adorne di corone di alloro.

È il «Cristo che molleggia, portato a spalla sopra un mare di teste, come nave in mezzo alla bufera», dirà Vincenzo Cardarelli. La statua lignea è un'opera ottocentesca di Bartolomeo Canini su un bozzetto in gesso dello scultore Pietro Tenerari fortunatamente ritrovato nel 1982.

«Non la scambieremmo neanche con la Pietà di Michelangelo», avrebbero detto i Tarquiniesi a un papa di tanti anni fa che l'aveva richiesta per esporla nei Musei Vaticani.

LUOGHI DA VISITARE A Tarquinia:

» Litorale
» Corneto
» Palazzo Vitelleschi
» Palazzo Comunale
EVENTI E MANIFESTAZIONI A Tarquinia:

» A Porte Aperte, un museo nella città di Tarquinia - Maggio

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Informazioni generali
Tarquinia


Abitanti: 14259
Come arrivare a Tarquinia:
Da Roma, via Aurelia fino al km 90
Distanze:
Viterbo Km. 44. Roma Km. 87. Firenze Km. 225. Siena Km. 159. Perugia Km. 162. Orvieto Km. 72.



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Festa di San Famiano

Dormire a Tarquinia

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