Le origini mitologiche si rifanno a Noè, che dopo il
diluvio si sarebbe stabilito da queste parti per fondare un villaggio e
ritemprarsi dalle fatiche col vino locale. Gli insediamenti etruschi sono
testimoniati da alcune necropoli nei dintorni (Cerracchio e Grotta
Porcina). Dell'epoca romana restano i ricordi di una statio nell'area
di Forum Cassii lungo il tratto dell'antica consolare Cassia.
L'attuale abitato, di impianto medievale, si estende a ridosso di una lunga
via di penetrazione tra le antiche case, dove si appostava la rocca
di cui rimangono modesti resti (una torre cilindrica abbondantemente
restaurata).
Il duomo di Sant'Andrea, di aspetto
settecentesco, conserva un'autentica galleria di pittura romana del XVIII
secolo: Madonna del Rosario attribuita a Ludovico Mazzanti, Crocifissione
di Sant'Andrea di Domenico Muratori (sue anche l'Immacolata e l'Assunta),
il Battista e Santi di Giacomo Triga e una Trasfigurazione di
Marco Benefial. Pregevole la tavola (forse del XII secolo) della Madonna
Avvocata (nel retro Testa del Salvatore). Una piccola teca in
cristallo accoglie alcuni reliquiari (tra cui uno in argento dorato del 1433
di Giovanni Anastasio di Vitale e un'urnetta argentata con le reliquie di
Sant'Ippolito). Notevoli l'organo e la cantoria di stile barocco e la
statua lignea dell'Immacolata Concezione.
La chiesa di San Francesco, apprezzabile
costruzione romanica risalente all'XI secolo, propone un elegante portale
cosmatesco con lunetta finemente decorata. Nell'interno, a tre navate
divise da colonne sormontate da ricchi capitelli di libera ispirazione
corinzia, si ammirano i resti del pavimento musivo, il paliotto a mosaico
cosmatesco dell'altare maggiore, il monumento sepolcrale quattrocentesco
di Briobris di Vico (opera di Paolo Romano), un tabernacolo marmoreo del XV
secolo e una serie di affreschi di varie epoche. Nei sottarchi del
presbiterio e dell'arco trionfale e nell'abside le pitture risalgono al
XIV secolo. Nelle quattro nicchie delle navate laterali i dipinti sono del
Quattrocento (di rilievo un San Bernardino tra quattro angeli e Sant'Orsola
tra Santi e Vescovi). Gli affreschi nelle pareti d'ambito della navata
centrale e nel presbiterio, con storie sulla vita di San Francesco,
risalgono al XVI e XVII secolo (Francesco Villamena 1566-1624).
Pregevole la cripta (risalente al VII-VIII secolo),
triabsidata a sei navate, completamente scavata nel masso, con volte a
crociera sorrette da colonne composte di frammenti classici e sormontate da
bei capitelli, alcuni dei quali arcaici.
Fra le altre chiese, si distinguono quella di Sant'Egidio
(Madonna attribuita alla scuola di Lorenzo da Viterbo), di San
Pietro (tela cinquecentesca con la Madonna del Riscatto), dei Santi
Filippo e Giacomo (Madonna col Bambino del XV-XVI secolo).
Di aspetto aristocratico il palazzo Comunale, di
stile vignolesco, e altri (Piatti, Brugiotti-Vinci e Franciosoni)
che ricordano una incisiva presenza farnesiana.
In un locale del centro storico, presso le mura
castellane, è allestito il piccolo museo della Città e del Territorio
che ospita mostre dedicate ai centri storici e agli artigianati
tradizionali della Tuscia; è anche un centro di promozione della ricerca
a livello universitario e di salvaguardia delle culture locali.
L’abitato di Vetralla si estende praticamente fino
alla vicina frazione di Cura, nella cui parrocchiale di Maria
Santissima del Soccorso si custodiscono una pala settecentesca della Visitazione
e un affresco del XV secolo raffigurante la Madonna col Bambino e
Santi.
Nei dintorni del paese, tra i boschi secolari del monte
Fogliano, sorge il Convento di Sant'Angelo, trasformato nelle forme
attuali dai Passionisti a partire dal 17 44.
Accoglie i resti mortali di San Paolo della Croce
(fondatore dell'Ordine) e del fratello Giovan Battista Danei.
Tra gli altri, ha ospitato il beato Domenico Barberi
(Viterbo 1792-Sutton 1849) che molto contribuì alla
"conversione" al cattolicesimo (1845) del cardinale anglicano
Newmann.
Lo sposalizio dell’albero
L'8 maggio, in occasione della festa che celebra
l'apparizione di San Michele Arcangelo, il sindaco di Vetralla, accompagnato da altri rappresentanti del Comune e da una folla di
"testimoni" si reca nel bosco antistante il convento di
Sant'Angelo sul monte Fogliano per rogare l'atto di ricognizione e di
possesso che la popolazione vetrallese ha su Sant'Angelo e sull'intero
bosco.
Il rituale si svolge al cospetto di un cerro secolare,
inghirlandato a festa con fiori, ginestre, narcisi e un velo da sposa; è
l'occasione per una passeggiata tra i boschi e la visita del convento. La
storia racconta che nel 1432 papa Eugenio IV donò i possedimenti del monte
Fogliano al popolo di Vetralla; la proprietà dei boschi, oggetto di lunghe
e aspre contese tra gli abitanti di Viterbo e gli Anguillara, fu confermata
nel 1544 e da una sentenza della Sacra Rota tre secoli dopo.
Dal 1470 si è praticato l'uso di confermare con atto
pubblico, l'8 maggio di ogni anno, il possesso del Fogliano da parte dei
Vetrallesi.