Villa San Giovanni in Tuscia è ubicata in un'area di
grande interesse archeologico, a poca distanza dalle necropoli rupestri di
Grotta Porcina, Valle Cappellana, Blera e Barbarano Romano, in una campagna di
rara suggestione immersa in ancestrali silenzi.
Il nome di San Giovanni venne dato al paese nel 1550 da un
certo Giovanni Anguillara di Ceri, che favorì l'arrivo sul posto di una
ventina di coloni, provenienti da più parti d'Italia, per popolare la zona e
per organizzare la coltivazione delle terre.
La parrocchiale di San Giovanni Battista (patrono
del paese insieme ad Albano e Benedetta) venne costruita agli inizi del
Settecento, con la partecipazione attiva degli abitanti, sulle rovine di una
precedente chiesa. L'interno, a una navata di stile tardo barocco, custodisce
una pala di autore locale del XIX secolo (tale Francesco Guerrini),
raffigurante la Nascita di San Giovanni Battista e un dipinto
dell'abitato ripreso intorno al 1865.
Il paese ha dato i natali a Simone Medichini (1831-1916),
cultore di scienze naturali nonché membro dell'Accademia dei Nuovi Lincei.
Nei dintorni, in località Valle Cappellana, è visibile un
tumulo di grandiose dimensioni (VII-VI secolo a.C.) sul quale si aprono
due tombe riferite ad alcuni insediamenti agricoli del posto. La principale è
formata da due camere, separate da una coppia di colonne doriche scolpite nel
tufo, con tre letti funerari. La seconda tomba, più semplice dell'altra,
presenta in una delle due celle una sedia ricavata dalla roccia con il
relativo sgabello portapiedi. All'esterno del tumulo è stata rinvenuta una
statua di peperino raffigurante un leone disteso, oggi custodita nel piccolo
museo di Barbarano Romano.
Al termine dei lavori di ripristino, il complesso funerario
ha restituito un corredo composto da una serie di aryballoi del
corinzio arcaico, alcune fibule d'oro, kylikes di bucchero e calici.