Per molti è la città dei papi e del Medioevo. Poco
importa se appena fuori delle mura castellane, tra rovi e cunicoli scavati
nel tufo, si intravedono i segni di antichi e rudimentali sepolcreti
appartenenti a pagus preromani o se, poco distante (Ferento,
Aquae Passeris), stanno ancora in piedi strutture del periodo augusteo.
L’immagine turistica di Viterbo è quella accreditata
dai quartieri medievali di San Pellegrino e Pianoscarano, dalle fontane
(sorgono in una decina di piazze), dalle mura di cinta e dal palazzo dei
Papi sul colle del Duomo di fronte alla Cattedrale e dalle chiese romaniche,
testimoni aristocratici degli anni più ruggenti della sua storia, quando
la Vetus Urbs per buona parte del XIII secolo ospitava, insieme ad
altre città del Patrimonio di San Pietro, pontefici e cardinali per
soggiorni più o meno brevi.
Viterbo, città ideale e invitante per l'aria fresca e
soprattutto cinta da solide mura, è stata, in particolare, il salutare
rifugio per Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV, Clemente IV, Adriano
V e altri papi. Il francese Clemente IV passerà alla storia per aver
causato (dopo la sua morte a Viterbo nel 1268) il periodo più lungo di sede
vacante. Ci vollero infatti quasi tre anni per la fumata bianca
dell'elezione di Gregorio X nel 1271. Tra gli altri pontefici eletti a
Viterbo va ricordato il "Pietro Ispano" Giovanni XXI (l'unico papa
portoghese della storia della Chiesa morto a Viterbo nel 1276), medico e
scienziato, il cui monumento funebre si ammira nella Cattedrale. E proprio
da questo edificio iniziamo la visita della città che può essere
compiuto compiuto comodamente a piedi. Vi consigliamo di lasciare l'auto
in uno dei parcheggi esterni al centro storico e di entrare da una delle porte
che si aprono sulla cinta muraria: alcune sono disadorne (Carmine, Fiorita,
San Pietro, Murata), altre opulente di bugnati e bardature (Romana, Verità,
Fiorentina). Una di esse (FauI) conserva ancora, sopra l'architrave, una
massiccia torretta, residuo dell'ultimo rifacimento seicentesco. Di
un'altra (Sonsa) rimane solamente un'iscrizione marmorea, in caratteri
romanico-gotici, del 1095.