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Riserva naturale di Monte Rufeno
La Riserva Naturale Monte Rufeno, istituita nel 1983, fa parte del sistema delle aree protette del Lazio e si estende per 2892 ettari nel territorio del comune di Acquapendente, in provincia di Viterbo, al confine con l’Umbria e la Toscana. Il territorio è caratterizzato da una morfologia dolce che si inserisce nel tipico paesaggio collinare dell’Alto Lazio e della Toscana meridionale.
I rilievi digradano verso la valle del fiume Paglia, che nasce dal Monte Amiata e confluisce nel Tevere, dividendo la Riserva in due settori: quello più grande al cui centro si eleva Monte Rufeno, e l’altro meridionale sulle pendici del rilievo su cui sorge l’abitato di Torre Alfina.
Numerosi affluenti del Paglia attraversano la Riserva o ne delimitano i confini tra cui il Subissone nei pressi di Torre Alfina, il Fossatello che segna i confini con l’Umbria, il Tirolle e l’Acquachiara.
Il paesaggio che offre la Riserva è caratterizzato da estesi boschi, caratterizzati da querceti misti, soprattutto cerrete,intervallati da zone a macchia di tipo mediterraneo e da rimboschimenti.
I querceti misti a prevalenza di cerro (Quercus cerris) hanno diversi gradi di mescolanza: si va dalle cerrete pure al querceto misto con aceri, carpini, sorbi e frassini. Nelle esposizioni a Nord più fresche e presso gli impluvi è presente la rovere (Quercus petraea) con carpini, aceri e rari esemplari di agrifoglio (Ilex aquifolium).
Buona parte di questi querceti, cedui invecchiati di circa 40 anni, sono stati recentemente avviati ad alto fusto. Sulla sommità di Monte Rufeno vi è un piccolo castagneto avviato ad alto fusto.
I versanti più caldi ed a quote inferiori vedono il progressivo aumento nelle cerrete di roverella (Quercus pubescens) e leccio (Quercus ilex) accompagnate dal sorbo domestico (Sorbus domestica) e dall'acero minore (Acer monspessulanum).
I querceti più degradati, da incendi e utilizzazioni eccessive, si sono trasformati in ambienti di macchia mediterranea con prevalenza di leccio con corbezzolo (Arbutus unedo), fillirea (Phillyrea latifolia) e viburno (Viburnum tinus).
I rimboschimenti a conifere, pino nero (Pinus nigra), pino d'aleppo (Pinus halepensis) e pino marittimo (Pinus pinaster), coprono un quinto della Riserva. Gli arbusteti e le boscaglie in transizione si ritrovano nelle aree in dissesto e nei rimboschimenti in parte falliti. Lungo le rive fluviali si ritrovano boschi a salici, pioppi, ontano e frassino meridionale. Completano il quadro, con piccole superfici, pascoli ed incolti, oliveti, vegetazione ripariale e delle "trosce". Quest’ultime sono laghetti effimeri che si formano nei versanti in frana e sono caratterizzati, a seconda di quanto sia grande e stabile la pozza, da una variante umida dei boschi che le ospitano a dominanza di frassino meridionale. Questi piccoli stagni sono un concentrato di biodiversità ed anche di specie rare come la tartaruga palustre, la raganella e i tritoni.