Dà il nome al lago su cui si affaccia, a nord di Viterbo
a pochi chilometri dal confine umbro. È conosciuta per il miracolo del Corpus
Domini, legato al prodigio eucaristico avvenuto nel 1263, quando un
prete boemo, mentre celebrava la messa presso la tomba di Santa Cristina,
vide sgorgare il sangue di Cristo dall'ostia consacrata.
La felice posizione di Bolsena sulle colline digradanti
dei monti Volsini ha favorito da sempre gli insediamenti umani, come
documentano le tracce di primitive abitazioni palafitticole rinvenute nei
fondali del lago. La sua notorietà turistica è anche dovuta alla statale
Cassia e al fatto di aver costituito per secoli una statio strategica
lungo il cammino dei pellegrini diretti a Roma. La sua antenata, Velzna - l'ultima delle dodici città della confederazione etrusca a cedere
ai Romani (265 a.C.) -, sorgeva, secondo alcuni, sulla rupe della vicina
Orvieto (una trentina di chilometri a nordovest); per altri il pagus si
trovava nei pressi dell'attuale centro abitato. Nell'età romana la città
prese il nome di Volsinii e venne eletta a municipio. Conservò il
suo prestigio anche nei primi anni del cristianesimo come documentato
dalle vaste catacombe di Santa Cristina, la martire cui oggi è
dedicata la collegiata. Le memorie medievali sono affidate al castello
Monaldeschi della Cervara che sovrasta il centro storico. La Bolsena
balneare, lungo le rive del lago, si avvale di confortevoli attrezzature
ricettive, frequentate, non solo d'estate, da numerose clientele italiane e
nordeuropee. Il monumento più rappresentativo è la collegiata di
Santa Cristina, di stile romanico, il cui assetto attuale è in buona
parte da riferire agli interventi quattrocenteschi a opera del cardinale
Giovanni de' Medici. Il monumento è il risultato di una serie di opere
strutturali, alcune risalenti probabilmente al periodo pagano. La parte
più antica è costituita dal primitivo Oratorio ricavato dal taglio delle
gallerie catacombali circostanti il sepolcro di Santa Cristina. Si tratta di
una grotta tufacea dove si è verificato il miracolo del Corpus Domini.
Successivamente, nell'XI-XII secolo è stata edificata la
chiesa Collegiata e, quindi, alla fine del Seicento, la cappella
del Miracolo (facciata rifatta nell'Ottocento). L’interno della chiesa
centrale (collegiata), a tre navate divise da rozze colonne bombate,
conserva nelle linee generali la primitiva struttura romanica; absidi
quadrate con volte a crociera e tetto a capriate. Notevole un polittico
quattrocentesco attribuito a Sano di Pietro e Benvenuto di Giovanni: Madonna
in trono con Bambino tra San Giorgio, San Pietro, San Paolo e Santa
Cristina. Nella cimasa: Cristo benedicente e l'Annunciazione. Nella
predella: di lato San Giorgio e il drago, San Giorgio converte il padre
della principessa, San Giorgio battezza la popolazione di Silene,
decapitazione di San Giorgio; al centro Cristo in pietà tra M aria e
Giovanni.
Nella navata destra si apre la cappella del Rosario con
volte a crociera gotica e affreschi quattrocenteschi. Nella cappella di
Santa Lucia, in fondo alla navata destra, affreschi di scuola
umbro-senese, probabilmente della seconda metà del XV secolo, con storie
della Natività. Attraverso un portale romanico, di marmo bianco
ornato di bassorilievi, si accede alla cappella del Miracolo, di
impianto barocco: nell'altare maggiore sono venerate, sotto una bella pala
settecentesca del Trevisani, tre sacre pietre macchiate, secondo la
tradizione, del sangue del miracolo eucaristico. Una quarta pietra è sempre
esposta in un bellissimo reliquiario dell'orvietano Ravelli. Sugli altari
minori si ammirano due tele settecentesche raffiguranti, l'una, San
Giovanni Evangelista con la Trinità e, l'altra, la Madonna del
Carmine con le anime del Purgatorio, San Giorgio e Santa Cristina. Si
accede, quindi, alla grotta di Santa Cristina ricavata nelle
gallerie catacombali circostanti il sepolcro della Santa. A destra, la
cappella di San Michele con bella ancona in ceramica; al centro l'altare
del Miracolo, circondato da una balaustra del '500 e
sormontato da un ciborio del IX secolo sorretto da quattro colonne corinzie;
il paliotto è costituito da una pietra basaltica con le orme dei piedi
dell'eroina cristiana che - secondo la tradizione - sorresse il corpo
della martire quando venne gettato nel lago.
Sulla parete, a sinistra dell'altare (decorata da resti
di affreschi duecenteschi), si apre un'arcata da cui si accede al sepolcro
della Santa, sul quale poggia un monumento funebre con una statua di
terracotta attribuita al Buglione, e quindi alle catacombe cristiane. L’ambulacro
centrale conserva numerosi loculi con iscrizioni e tracce di pitture: i
reperti finora rinvenuti sono custoditi nella sacrestia.
Altro monumento di rilievo è il castello Monaldeschi
della Cervara, a pianta quadrata e torri angolari, che domina il
paese. L’edificio risale al XIII-XIV secolo; devastato dalla popolazione
nel 1815 per impedire che cadesse nelle mani di Luciano Bonaparte, è
stato ricostruito nelle forme che oggi ammiriamo.
Nell'interno è allestito il museo territoriale del
lago di Bolsena: si articola su tre piani e in un cortile esterno dove
è ospitato il lapidarium. Al piano di ingresso sono riunite la
sezione sulla formazione e le attività vulcaniche del territorio; la
sezione protostorica (età del rame, del bronzo e del ferro) e quelle sulla
fase etrusca del territorio circumlacuale. Il piano si conclude con le prime
testimonianze della fondazione della città romana di Volsinii. Il
piano superiore è dedicato all'esposizione della ricca documentazione
archeologica proveniente dagli scavi della città romana. Tra i materiali
esposti si segnalano gli affreschi recuperati nella casa delle pitture e il
trono dionisiaco detto delle pantere, pregevole opera di coroplastica
databile gli inizi del II secolo a.C. Al piano inferiore si compie un excursus
storico sulla Bolsena medievale, con particolare riferimento al castello
Monaldeschi di cui si conservano (inglobate nell'attuale struttura) l'antico
muro di difesa e la strada che saliva al borgo sottostante il castello,
fiancheggiata da vetrine che espongono le ceramiche medievali rinvenute nel butto
(pozzo di discarica) della torre maggiore. Questa sezione del museo
termina con la parte dedicata al lago e alla pesca.
Sottostante il castello è l'elegante edificio
rinascimentale del palazzo del Drago, interessante per i caratteri
toscani della sua architettura e per un ciclo di affreschi che documenta la
presenza nel Viterbese di una fase del Manierismo romano anteriore agli
Zuccari. Nella volta del Salone d'ingresso, bellissime grottesche su fondo
bianco e nero e riquadri con storie di Alessandro Magno; sulle pareti,
monocromie di grandi paesaggi. Nella sala attigua, sulla volta, il Convivio
degli dei, alle pareti scene e figure in grisaille. Al piano
nobile, nella sala dei Giudizi, con soffitto a cassettoni, affreschi
monocromi che si rifanno, come gli altri, a Pierin del Vaga e a Pellegrino
Tibaldi.
Nella piazza centrale sorge la chiesa di San Francesco
(chiusa al culto) completamente ristrutturata e destinata ad attività
culturali. Risale al XIII secolo, come testimoniato dal bel portale gotico;
all'interno, resti di affreschi di varie epoche.
Tra i reperti archeologici, da notare i ruderi
dell'antica cinta muraria, in blocchi di tufo con contrassegni alfabetici
etruschi e monumenti funerari del I sec. d.C., visibili appena imboccata la
strada per Orvieto. Lungo la stessa direzione, a circa un chilometro
dall'abitato (in località Poggio Moscini), si ammira parte dei ruderi
della città romana. Gli scavi hanno finora messo in luce ambienti
ottimamente conservati in altezza per diversi metri. I muri più antichi,
formati da pietre collegate a secco, sono disposti secondo una pianta
ottagonale. Sono ancora da recuperare le altre strutture e l'anfiteatro.
D'estate vi si svolgono spettacoli teatrali e musicali.
Il Lago di Bolsena
Colma di acque abbastanza limpide un cratere dei monti
Volsini (superficie 114 kmq, perimetro 63 km, profondità massima 146 m). In
ordine di grandezza il lago di Bolsena è il quinto d'Italia e il più
grande d’Europa fra quelli di origine vulcanica.
Vi si affacciano, oltre a Bolsena, gli abitati di Marta e
Capodimonte.
Dalle acque emergono due isole: la Bisentina e la Martana.
La prima (17 ettari di superficie) accoglie un habitat di raro
interesse naturalistico in cui si inseriscono elementi artistici,
talvolta raffinati: edicole cinquecentesche del periodo farnesiano, la
chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo con l'annesso convento francescano oggi
trasformato in foresteria. L’isola, di proprietà privata, è visitabile
nel periodo estivo utilizzando piccoli battelli e motoscafi in partenza dai
porticciolo di Bolsena e Capodimonte (Navigazione "Alto Lazio"
di Bolsena e Navigazione "La Bussola" di Capodimonte). La
Martana (10 ha), anch'essa privata, è ricordata per la tragica fine di
Amalasunta, la regina degli Ostrogoti che, secondo la leggenda, venne
fatta uccidere in questo luogo dal marito Teodato.
Una strada panoramica (che si raccomanda di percorrere
per la bellezza del paesaggio e le magnifiche vedute del lago) raccorda i
paesi di San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro, Gradoli, Valentano,
Capodimonte, Marta e Montefiascone.
Le pietre lanciate
A circa un chilometro dall'abitato, lungo la Cassia che
risale a Montefiascone, è visibile un monumento geologico assai raro,
rappresentato da prismi conficcati nella roccia che ci ricordano alcune fasi
dell'attività vulcanica della zona. Si tratta di colate laviche la cui
parte inferiore si è raffreddata in tempi più lunghi assumendo un aspetto
insolito: per gli abitanti del posto sono le "pietre lanciate".
I “Misteri di Santa Cristina”
Si svolgono la sera del 23 luglio e la mattina del
giorno successivo. Rievocano in una decina di quadri plastici, su
occasionali palchi nel centro storico, le tribolazioni cui venne
sottoposta la giovane Cristina al tempo delle persecuzioni cristiane:
sopravvisse fino a che non fu uccisa dalle frecce dei carnefici capeggiati
da suo padre. Le rappresentazioni teatrali, affidate a gruppi di
improvvisati attori del posto, sono quanto resta di un culto popolare che in
passato era più complesso e articolato. Le scene si animano di personaggi
silenziosi e statici: Santa Cristina galleggia sulla pietra nel lago; il
supplizio della ruota; il carcere; il supplizio della fornace; i diavoli; la
flagellazione; la distruzione degli idoli; le aspidi; la morte per le
saette; la deposizione nel sepolcro. L'eroina di Bolsena vissuta nel III
secolo, è venerata anche a Palermo, Gallipoli, Ravenna, in Francia e in Germania. Il culto iniziò nel IV secolo, ma
per le redazioni
ufficiali del suo martirio si dovrà attendere il IX secolo.