L’abitato, inserito tra i castagneti dei monti Cimini,
è reso inconfondibile dalla sagoma poderosa del castello Orsini che
emerge dal nugolo di case del centro storico, cui si accede da un'unica
porta ad arco sovrastata dalla torre dell'Orologio. Il castello,
eretto nella seconda metà del XIII secolo (sotto il pontificato di Nicolò
III) su una precedente struttura, è costituito dal palazzo e da una torre
rettangolare, uniti tra loro da alcuni fabbricati minori. In epoca
successiva venne ingentilito da finestre architravate, portale a bugnato e
porticato con sottostante loggiato. Già adibito a penitenziario, è oggi a
disposizione del Comune per attività sociali e culturali.
Attorno al castello si raccoglie un meandro di stradine,
vicoli, piazzette e slarghi che d'improvviso si aprono sulle piane
sottostanti e sulla valle del Tevere. Nella piazza centrale s'affaccia la
grande collegiata di San Nicola, risalente alla fine del Settecento.
Nell'interno, a croce greca, si ammirano rosoni in stucco, il coro ligneo a
due ordini con diciotto stalli, la statua gotica di Sant'Antonio abate e un
trittico quattrocentesco con il Salvatore e Santi. Di impianto
settecentesco anche la chiesa di Sant'Eutizio (nell'interno un
pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno) di fronte alla Fontana
Vecchia risalente al XV secolo. Nella chiesa di Sant'Agostino (o
della Santissima Trinità, XVIII secolo), con volta affrescata nel
Settecento da Taddeo Kunds raffigurante l'Apoteosi di Sant'Agostino, è
custodita una tavola di scuola senese del 1343 con la Madonna in trono e
il Bambino.
Molto più antica, a circa un chilometro dall'abitato si
trova la piccola chiesa di San Giorgio, risalente all'XI secolo, con
eleganti motivi ornamentali nel portale, nel timpano e nell'abside. In uno
stato di desolante abbandono è l'elegante Palazzo Chigi-Albani,
edificato intorno alla metà del Cinquecento, su precedenti costruzioni, dal
cardinale Cristoforo Madruzzo, che l'abitò fino al giorno della sua morte,
il 5 luglio 1578. A lui si deve la realizzazione della fontana di
Papacqua, che abbellisce la terrazza dove si apre il portone d'ingresso.
È composta da bassorilievi scolpiti nella roccia con una serie di
raffigurazioni: Mosè percuote con un bastone il masso da cui sgorga l'acqua
per dissetare uno stuolo di ebrei imploranti; una gigantesca figura
femminile tiene stretti a sé tre piccoli a riparo da un satiro; un pastore
con il suo gregge suona il flauto e un grande dio Pan squarcia il suolo
agitando una verga. L’acqua viene poi convogliata in una lunga vasca
rettangolare decorata con mascheroni con una serie di zampilli, fino a
defluire in un laghetto a valle. Il palazzo fu ristrutturato agli inizi del
Settecento dal cardinale Annibale Albani, cui si deve anche la sistemazione
del giardino che si dispone sul pendio sovrastante la fontana Papacqua.
Successivamente l'edificio passò alla famiglia Chigi; oggi se ne auspica un
provvidenziale restauro.
Al territorio di Soriano appartiene la monumentale
faggeta, sulla vetta del Cimino a 1053 metri di altitudine, che si raggiunge
dopo una decina di chilometri seguendo una comoda strada panoramica. Lassù,
tra faggi d'alto fusto (alcuni esemplari raggiungono i trenta metri di
altezza), c'è la curiosità del "sasso menicante" (o "naticarello"),
un grande macigno ovoidale che si regge in bilico, da secoli, su una stretta
base di appoggio. È sufficiente far leva con un semplice bastone per farlo
oscillare sensibilmente. Già Plinio il Vecchio lo definì un «miracolo
della natura», mentre per Varrone era totius mundi portentum.
Nel territorio del Comune (provinciale Canepinese
incrocio con la strada Romana) è installato un Osservatorio astronomico.
Nei dintorni merita una visita la parrocchiale di Chia (nella quale
è conservato un trittico quattrocentesco raffigurante il Salvatore
benedicente tra la Madonna Annunziata e l'Angelo Annunziante) e il santuario
di Sant'Eutizio (risalente al XVIII secolo), dove si trovano le
catacombe del III secolo e la cripta del martire cristiane Sant'Eutizio,
originario di Ferento.
La Sagra della castagna
Si svolge nei primi due weekend di ottobre. Oltre alla
degustazione delle prelibate caldarroste, la festa propone un corteo
storico, con la rievocazione della battaglia del Buonincontro, combattuta
alla fine del Quattrocento, e l'allestimento delle taverne nei rioni del
paese, dove vengono presentate le specialità gastronomiche del posto.
Durante la sagra il centro storico si anima di bancarelle per acquisti
insoliti (anticaglie, oggetti d'artigianato e prodotti tipici).
La Selva di Malano
Si raggiunge dalla statale Viterbo-Orte. E’
consigliabile farsi accompagnare, rivolgendosi alla pro loco di Soriano. Uno
dei "monumenti" più significativi è il grande cubo di roccia (il
“sasso del Predicatore”) con rozze incisioni e una scaletta che sale
sulla sommità, probabilmente adibita ad ara per il culto.
Merita attenzione un altro blocco di pietra entro cui si
apre una camera con due loculi (tomba del Re e della Regina). Come risulta
dalla lettura di talune iscrizioni, si tratta in ogni caso di reperti del
periodo etrusco-romano. La Selva riserva inoltre la sorpresa di tombe a
fossa, con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie,
sarcofagi, pestarole, oltre ai ruderi medievali di San Nicolao (fondamenta
di una chiesa romanica) e ai resti di un edificio fortificato, forse un'
abbazia benedettina.